La liberazione di Goito

Come un ufficiale tedesco salvò il paese da una tragedia

 

di Fernanda Gatti

 

Ricordo perfettamente tutti gli episodi bellici avvenuti nell’abitato di Goito durante l’ultimo conflitto mondiale. Già teatro nel 1848 della celebre carica dei bersaglieri agli ordini di Alessandro La Marmora nonché dalla famosa battaglia combattuta tra l’esercito piemontese di Carlo Alberto e le truppe austriache di Radetzky, Goito fu liberata dall’occupazione tedesca il 26 aprile 1945. Furono anni terribili eppure l’episodio più vivo nella mia memoria accadde il giorno precedente quando molte città del nord Italia già accoglievano a braccia aperte i soldati americani; all’epoca dei fatti avevo quindici anni e fui testimone di un atto di eroismo da parte di un uomo che tutti consideravamo nemico ma che invece con il suo gesto di altruismo salvò il paese dalla distruzione. Ora racconto come andarono i fatti.

La grande piazza della chiesa era all’epoca coperta da moltissimi alberi secolari che le milizie tedesche pensarono bene di sfruttare per nascondere i Krupp, camion destinati al rifornimento alimentare in prima linea, allo scopo di sottrarli alle incursioni aeree delle forze angloamericane. Al calare della sera, con il favore dell’oscurità, questi mezzi partivano in colonna con i fari semicoperti per trasportare con i viveri anche le truppe che dovevano dare il cambio ai soldati che si trovavano al fronte di combattimento sulla Linea Gotica, nel parmense; rientravano quindi all’alba prendendo nuovamente posto sotto gli alberi.

La mattina del 25 aprile però la piazza era curiosamente deserta e in paese serpeggiava una certa inquietudine. I miei genitori, tra i pochi che possedevano un apparecchio radiofonico, si sintonizzarono su Radio Londra, l’emittente libera che trasmetteva notizie sicure dal fronte. Ascoltare i bollettini di Radio Londra era molto pericoloso in quanto severamente vietato dal regime fascista che tendeva invece a fornire verità distorte e notizie opportunamente manipolate. Apprendemmo così che l’esercito alleato, dopo aver sfondato la Linea Gotica entrando così nella Pianura Padana, aveva raggiunto l’argine del Po il giorno 23; quella mattina la piazza era deserta perché le truppe tedesche in rotta avevano lasciato Goito nottetempo e si stavano ritirando verso il Brennero.

Nel frattempo erano riprese le incursioni aeree dei caccia angloamericani e come al solito, dietro consiglio degli anziani, noi ragazzi ci rifugiammo sotto i contrafforti della chiesa poiché queste pesanti strutture garantivano una maggiore sicurezza ed inoltre ci avevano già salvati molte altre volte in situazioni analoghe. Fu allora che ebbi un’intuizione che mi parve geniale.

Eravamo ormai bloccati da diverse ore in chiesa e a pomeriggio inoltrato, stanca e provata dalla tensione emotiva, proposi agli altri ragazzi di correre in sagrestia a prendere le tovaglie bianche che adornavano gli altari. L’idea era quella di uscire e sventolarle non appena i caccia da ricognizione si sarebbero abbassati, allo scopo di segnalare loro la resa del paese illudendomi con questo di far cessare i bombardamenti. Oltre alle tovaglie bianche trovammo in sagrestia anche alcuni aste lunghe che servivano a spegnere i ceri dopo le funzioni religiose e realizzammo così delle rudimentali bandiere bianche. Usciti dalla chiesa iniziammo a sventolarle quando vedemmo avanzare verso di noi il signor Franzoni nella sua minacciosa divisa da miliziano fascista: temendo una sua possibile reazione abbandonammo tutto scappando dove possibile. Il signor Franzoni, che aveva abbracciato il regime fascista più per convenienza che per autentica ideologia, era in realtà un uomo mite e dopo averci raggiunti ci mise subito in guardia esortandoci a far sparire subito quelle bandiere improvvisate perché aveva appena avuta notizia che un reparto delle temibili SS (le tristemente famose Schütz Staffeln) stava raggiungendo il paese per passarvi la notte. Erano circa le 17 quando infatti arrivarono i tedeschi e tutti i goitesi si barricarono in casa iniziando a vivere le ultime terribili ore della guerra. Alle 21 eravamo riuniti in un cortile interno assieme ad un’altra famiglia mentre fuori si udivano i passi nervosi e concitati della ronda accompagnati da alcune frasi urlate che non riuscimmo a comprendere: sembravano ordini confusi e di certo la tensione era palpabile perché le comunicazioni con gli alti comandi erano saltate e i tedeschi, in mancanza di coordinamento, non si sentivano più sicuri. Ad un tratto udimmo dei passi rapidi e decisi, potevano essere due o tre persone, che si interruppero all’altezza del nostro uscio di casa. Tre colpi secchi ci gelarono il sangue nelle vene: ci guardammo tutti spaventati e mio padre bisbigliò di rifugiarci in cantina ma per fortuna dopo alcuni istanti che ci parvero eterni sentimmo i militari allontanarsi continuando a gridare nella loro lingua. A mezzanotte passata, nel caos più totale, le SS si apprestarono a lasciare Goito in fretta e furia per raggiungere gli altri reparti che ripiegavano sulla via del Brennero. Per vendicarsi dell’onta della sconfitta e della ritirata, i tedeschi inferociti vollero consumare la loro ultima efferatezza compiendo uno sfregio alla popolazione: dopo aver fatto il pieno ai loro mezzi decisero infatti di dare fuoco al paese utilizzando le taniche di carburante rimaste inutilizzate. L’azione compiuta nottetempo, mentre i goitesi riposavano, avrebbe avuto esiti tragici se un ufficiale tedesco non fosse intervenuto. Altoatesino di nascita e viennese di adozione, era stato assegnato al comando di Goito con funzioni di interprete; la notte precedente aveva scelto di non fuggire con il suo reparto preferendo disertare e nascondersi in paese. Di animo buono e benvoluto dai goitesi, si qualificò alle SS e finse di aiutarli con il vero scopo di creare ancora più caos; mentre cominciava a gettare la benzina sui muri esortò i commilitoni a partire offrendosi volontario per dare fuoco alle abitazioni e promettendo loro di raggiungerli subito dopo con un altro mezzo. In realtà provvide a ripassare con acqua abbondante, lavandoli, i muri delle abitazioni che si affacciavano sulla piazza e solo quando fu certo che non vi era più alcun pericolo corse a rifugiarsi presso una famiglia amica.

Il mattino seguente le truppe alleate entrarono in paese assieme ai partigiani, abbattendo le ultime deboli resistenze di uno sparuto manipolo di fascisti. Grande fu la sorpresa dei goitesi nel vedere su un carro armato americano quell’ufficiale tedesco ma già circolava di bocca in bocca la voce del suo gesto eroico, un gesto che poteva costargli l’immediata degradazione e la fucilazione per alto tradimento. Colui che consideravamo nemico, sotto l’uniforme nazista nascondeva un cuore puro; questo cuore salvò Goito da una terribile tragedia. Il suo nome era Giuseppe Caproni.

 

Fernanda Gatti

 

 

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